In questi giorni al Garum ci stiamo rileggendo il volume l’autobiografia di Pellegrino Artusi, edita nel 1993 da Il Saggiatore ed esemplata su di un manoscritto autografo, allora in collezione privata, composto di 10 fascicoli come ci informa il saggio: ‘ognuno di 5 doppi fogli da computisteria di cm 26,5×20,5; il testo corre sulla colonna destra di ogni facciata con addizioni e inserti a sinistra. Su ogni facciata il testo occupa 27 righe. Numerazione progressiva dei fascicoli legati con cordino rosso sa 1 a 10, per complessive 200 pagine’. Il volume, interessantissimo, è impreziosito anche dalla presenza della trascrizione del testamento artusiano, che vogliamo riproporvi nella sua interezza di modo che, ognuno di voi, possa avere qualche dato in più per giudicare la figura di Pellegrino Artusi, da sempre alternativamente letta come quella di un ricco avaro o di un filantropo borghese…

Io Pellegrino Artusi del fu Agostino possidente, nativo di Forlimpopoli, domiciliato in Firenze, trovandomi perfettamente sano di corpo e di mente e volendo disporre dei miei beni per dopo la mia morte, ho fatto, scritto e firmato di propria mia mano il presente mio testamento olografo nel modo e forma seguente:
A titolo di legato lascio ai miei serventi Marietta Sabatini di Massa e Cozzile e Francesco Ruffilli di Forlimpopoli per una volta soltanto quanto appresso, a condizione però che nel giorno della mia morte si trovino al mio servizio, convivano meco e percepiscano un salario mensile: alla Marietta Sabatini lire cinquemila libere da tassa di successione, il letto completo della sua camera, compresa la mia coperta di seta gialla e, per ricordo, la mia catena lunga d’oro da orologio: a Francesco Ruffilli lire tremila parimente libere dalla tassa di successione e ritenuta qualsiasi, e, per ricordo, il mio orologio d’oro che si carica con la chiavicina.
Parimente a titolo di legato lascio la piena proprietà e il libero godimento del mio podere di Sant’Andrea in Rossano, posto nella Comunità di Forlimpopoli, ai figli tanto maschi quanto femmine della defunta mia sorella Angiola già moglie del fu Sig. Francesco Zattini in Brusaporci di Forlimpopoli, per eguali porzioni e col gius accrescendi fra loro.
Parimente a titolo di legato lascio ai figli della defunta mia sorella Antonia già moglie del fu Sig. Giuseppe Melandri di Lugo, tanto maschi quanto femmine per eguali porzioni e col gius accrescendi fra loro, la proprietà e il libero godimento della metà dell’altro mio podere di Pieve Sestina posto nel territorio di Cesena. E quanto all’altra metà di detto podere ne lascio la piena proprietà e il libero godimento ai figli tanto maschi quanto femmine della defunta mia sorella Pellegrina già moglie del fu Sig. Antonio Melandri di Lugo per eguali porzioni e col gius accrescendi fra loro.
A titolo pure di legato lascio la somma di lire ventiduemila e quattrocento che tengo in deposito fruttifero presso il Monte dei Paschi di Siena, per una volta soltanto, metà della medesima a mia sorella Rosa moglie al Sig. Paolo Seghieri di Pisa e l’altra metà, ossia lire undicimila e duecento, lascio alle 3 mie nipoti figlie del signor Giacomo Guidi di Pisa pet eguali porzioni e col gius accrescendi fta loro. Parimenti lascio tutte le mie biancherie da letto e da tavola, panni, coperte, coltroni, materasse con lana e con crine, tende tappeti ed in generale tutti gli oggetti di lino, di canapa, di cotone, di lana, di seta e di qualsiasi altra materia simile, esclusi però gli oggetti già predisposti e ad eccezione di quei tessuti che corredano e fanno parte della mobilia, per tre quarti alle predette tre mie nipoti di Pisa col gius accrescendi fra loro e la quarta parte alla mia sorella Rosa suddetta moglie del signor Paolo Seghieri di Pisa. Di più dono e lego per mio ricordo alla mia nipote Teresa Guidi di Pisa il mio antico crocifisso d’avorio e all’altra mia nipote Suor Giuseppina dell’Immacolata, al secolo Caterina Zattini, la mia Madonna, di pittura antica, con cornice e baldacchino, dorata.
Inoltre voglio e ordino che dopo la mia morte siano, a cura dei miei esecutori testamentari, iscritte nel Gran Libro del Debito Pubblico italiano lire duemila di Rendita Italiana al netto da qualunque tassa o ritenuta, in nome ed in favore del Municipio di Forlimpopoli il quale dovrà prima di tutto con la detta annua rendita rimborsatasi della tassa di successione che per tale legato dovrà essere anticipata dal Municipio medesimo e quindi la totalità della rendita stessa dovrà il Comune di Forlimpopoli erogarla in dieci doti annue di valore uguale’ fra loro da darsi in sorte alle fanciulle povere dimoranti nella città di Forlimpopoli, notevoli per onestà di costume e per moralità di vita e che abbiano un’età non minore di diciotto anni compiuti né ‘maggiore di trentacinque. Al quale effetto prescrivo che il ruolo delle fanciulle aventi i voluti requisiti e le quali potranno perciò concorrere alle dette doti, venga annualmente formato dai parroci della città, indi sia sottoposto all’approvazione del Consiglio Municipale, il quale potrà farvi quelle aggiunte e quelle esclusioni che crederà opportune per meglio corrispondere al mio concetto e al mio desiderio d’incoraggiare il buon costume esente da bacchettoneria e di premiare l’onestà; che quindi l’estrazione a sorte delle doti da conferire sia fatta ogni anno per la festa dello Statuto, che a nessuna fanciulla possa essere conferita più di una sola dote, che la dote debba essere pagata dopo la celebrazione del matrimonio legale, ossia civile, e che infine qualora questo non fosse celebrato prima che la fanciulla cui fu concessa la dote, abbia compiuto il trentacinquesimo anno di età, essa perda ogni diritto alla dote stessa né questa sia altrimenti dovuta.
Per lo stesso titolo di legato e per mia memoria a lascio i seguenti oggetti mobili agli infrascritti, e cioè: al Municipio di Forlimpopoli tutti i miei libri e manoscritti esclusi i volumi del manuale La scienza in cucina che sono in vendita; augurandomi che questo piccolo dono sia fondamento e principio della formazione di una pubblica biblioteca: al signor Natale Aducci di Rimini domiciliato a Forlì, il mio orologio d’oro a rementoio della fabbrica Pertele unitamente alla catena d’oro e platino alla quale è attaccato un medaglione formato da due monete d’oro romane antiche con l’effige di Tiberio e Nerone ed inoltre lascio al medesimo il mio binocolo da teatro montato in avorio: a mio nipote Don Luigi Zattini arcidiacono del Capitolo dei Canonici di Bertinoro, il quadro a olio con cornice dorata rappresentante la Madonna del Murillo.
Ogni rimanente della mia mobilia e tutte le masserizie di casa, eccettuati gli oggetti e le cose di cui ho qui sopra specialmente disposto. e ad eccezione di quello che disporrò più sotto, voglio ed ordino che siano, a cura degli infrascritti miei esecutori testamentari, vendute alla pubblica asta e che il ricavato venga da essi rimesso per metà alla Società per la repressione dell’accattonaggio in Firenze e per l’altra metà in un sussidio all’Asilo Infantile di Forlimpopoli. Finalmente sempre a titolo di legato, lascio alla signora Maddalena Riguzzi vedova Giunchi di Forlimpopoli, ora dimorante in Forlì, la somma di lire cinquecento per una volta soltanto e nel caso di sua premorienza alla figlia di lei signora Emilia Giunchi. Tutti gli altri miei beni mobili, immobili, crediti, diritti, azioni, ragioni, contanti, gioie, argenti e generalmente tutto quello e quanto mi troverò ad avere e possedere al tempo della mia morte, inclusivamente il bestiame bovino esistente nelle stalle dei sumentovati poderi di Pieve Sestina e di S. Andrea in Rossano voglio ed ordino che siano tutti venduti e realizzati nel’più breve tempo possibile a cura dei miei esecutori testamentari infrascritti e il prezzo che ne sarà ritratto sia quindi rinvestito in tanta Rendita consolidata Italiana da inscriversi nel Gran Libro del Debito Pubblico in nome ed in favore della mia eredità la quale dovrà essere dopo ciò amministrata dal Comune di Forlimpopoli ‘cui affido la cura di conservarla e di rinvestire nel modo sopraindicato anche gli annui frutti ed i frutti dei frutti per la durata di cinquant’anni per poi consegnare il tutto al mio erede universale che nomino e istituisco per tale l’Ospizio di Mendicità che al tempo in cui dovrà spiegare il suo effetto la presente mia disposizione potrà esistere nella stessa Città di Forlimpopoli al quale dovrà perciò essere consegnata la detta mia eredità stata prima realizzata e rinvestita nel modo di cui sopra dai miei esecutori testamentari e quindi amministrata ed aumentata dal Comune di Forlimpopoli in tutto quel tempo che precederà la detta consegna. E nel caso che allo scadere di detto tempo non esistesse ancora in Forlimpopoli alcuno Ospizio di Mendicità intendo e voglio che la detta mia eredità serva appunto come primo assegnamento per incominciare la fondazione di un Ospizio che abbia per scopo il ricovero e l’assistenza dei mendicanti maschi e femmine di Forlimpopoli e della campagna limitrofa e inabili al lavoro.
Allo scopo poi di incoraggiare la gioventù della mia nativa Città all’istruzione della quale presentemente si fa sentire tanto il bisogno, intendo e voglio che il Comune di Forlimpopoli instituisca colla mia eredità un premio di lire italiane diecimila una volta soltanto in favore e nella persona di colui, che essendo nativo di Forlimpopoli e figlio di padre parimente nato in Forlimpopoli, arriverà per primo, entro il termine non più lungo di cinquant’anni dal giorno della mia morte ‘ad essere per la durata di un anno almeno, o Ministro di Stato nel Governo d’Italia, o Generale d’Armata nell’esercito Italiano.
E per il caso che il detto avvenimento da me desiderato ad onore della mia Città e per lo scopo anzidetto non si verificasse entro il termine sopraindicato, come pure per nel caso che anche prima della scadenza di detto termine, cola presente disposizione mia venisse per una qualsiasi ragione rimanere nulla e inefficace, in tali casi la somma delle lire italiane diecimila che dovevano servire di premio resterà a vantaggio dell’Ospizio di Mendicità di Forlimpopoli nominato sopra.
Revoco ogni e qualunque mio altro testamento o disposizione di ultima volontà che potessi aver fatto e voglio che a questo solo sia data piena ed intera esecuzione, Finalmente nomino ed eleggo in esecutore testamentario il signor Avvocato Giacomo Ceroni attuale Direttore della Pia Casa di Livorno in Firenze, quel signore che il giorno della mia morte funzionerà da Sindaco nel ‘Comune di Forlimpopoli, e il Sig. Giovanni Bandini di Forlì confidando nella loro probità e bontà a mio riguardo li prego di volere accettare l’incarico e di darsi ogni premura perché le mie presenti volontà ricevano piena ed esatta esecuzione al quale effetto li autorizzo a prendere, appena avvenuta la mia morte, l’immediato possesso di tutti i miei beni. ‘..’ Ed avuto riflesso alle brighe e impazzimenti che avranno a sostenere i nominati esecutori testamentari lascio a ciascuno di loro un ricorso, e dispongo che, premessa l’accettazione loro e il disbrigo dell’incarico di cui li prego, sia consegnato in dono al signor Avv. Giacomo Ceroni il mio banco da scrivere di noce d’India, al signor Sindaco di Forlimpopoli il mio servizio da liquori che si chiude a chiave e al signore Giovanni Bandini il piccolo astuccio di sei posate d’argento, cifrate a medaglione con le iniziali del mio nome e cognome.
Dichiaro per l’ultimo che intendo privare del legato o legati da me fatti chiunque dei miei legatori insorgesse contro questo mio testamento o promuovesse qualsiasi lite diretta ad impedire l’esecuzione della mia volontà nel qual caso il legato che lo riguarda si dovrà avere e considerare come non scritto.
Infine esigo, comando e voglio che il mio trasporto funebre abbia luogo in forma puramente civile e senza neanche un fiore. Fatto il mio presente testamento olografo in i Firenze nella mia casa di abitazione posta in Piazza D’Azeglio numero locale venticinque questo giorno due maggio millenovecentoquattro.
Io Pellegrino Artusi del fu Agostino, mano propria. Firenze diciotto marzo millenovecentocinque.
Stante l’avvenuta morte in questi passati giorni del signor Cav. Giacomo Ceroni nominato mio esecutore testamentario nel mio testamento olografo del due maggio millenovecentoquattro, nomino in sua vece, e alle stesse condizioni, il Signor Cav. Clemente Giannelli di Premilcuore abitante in Firenze in Via dei Rustici.
Pellegrino Artusi fu Agostino. Forlì ventidue luglio millenovecentocinque.
Approvo e confermo in ogni sua parte ed articolo l’ultimo mio testamento olografo che presentemente trovasi in Firenze racchiuso in una cassetta di ferro meno la disposizione seguente: In esso è nominato il signore Giovanni Bandini di Forlì come uno dei miei esecutori testamentari e siccome il medesimo ha rinunziato di essere più oltre mio agente, nomino in vece sua mio esecutore testamentario il mio fattore signor Antonio Bonavita di Forlì alle stesse condizioni indicate nel detto testamento olografo.
Pellegrino Artusi fu Agostino. n . Firenze undici maggio millenovecentosette.
Per dare al mio cuoco Francesco Ruffilli una maggior prova del mio aggradimento del servizio prestatomi voglio, nel caso che si trovasse tutt’ora al mio servizio nel giorno della mia morte, che egli scelga a suo piacere quegli utensili di cucina che più aggradisce.
Pellegrino Artusi del fu Agostino.
In seguito all’avvenuta morte di mia sorella signora Rosa ved. Seghieri di Pisa comando e voglio che il legato descritto nel mio testamento olografo in favore della medesima consistente nella quarta parte della biancheria, tessuti ecc. ecc. siano lasciati in proprietà delle tre mie nipoti figliuole del signor Giacomo Guidi di Pisa.
Pellegrino Artusi del fu Agostino. In Firenze sedici gennaio millenovecentootto.
Trovandomi io sottoscritto in buona salute e sano di mente dispongo quanto appresso per dopo la mig morte. Per quanto avranno durata dopo la mia morte i miei diritti di autore sul Manuale La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene voglio siano ceduti in eguali porzioni al mio cuoco Ruffilli Francesco e alla mia cameriera Maria Sabatini perché mi hanno coadiuvato al buon esito di quel libro. Nel caso poi che durante l’azione della legge sui diritti d’autore uno dei due o ambedue dei detti miei beneficati venissero a morire voglio e desidero che il detto legato passi ai loro legittimi eredi.
Pellegrino Artusi del fu Agostino mano propria. Inoltre ordino e voglio che il legato di lire cinquemila a favore di Marietta Sabatini sia portato a lire ottomila e il legato di lire tremila a favore di Francesco Ruffilli sia portato a lire cinquemila ambedue alle condizioni espresse nel detto mio testamento. Pellegrino. Artusi fu Agostino mano propria.












