Una conserva di Nostradamus

Ricetta

La notizia pubblicata nel precedente articolo riguardo al libro di confetture opera del medico e astrologo Michel de Notre Dame – il celeberrimo Nostradamus! – ha colto nel segno stimolando la curiosità di molti lettori che ci hanno scritto per saperne di più. Ebbene, oggi, vi proponiamo dall’opera la ricetta di una conserva di amarene ‘degna di essere offerta ad un re’, direttamente dal testo dell’autore del libro di profezie più misterioso della Storia… La versione testuale è quella della quarta edizione, stampata ad Anversa da Christophe Plantin nel 1557 con il titolo Le vray et parfaictt embellissement de la face, & conservation du corps en son entier contenant plusieurs Receptes secretes & desirées non encores veues & la seconde partie, contenant la façon et maniere de faire toutes confitures liquides, tant en sucre, miel, qu’en vin cuit. Ensemble deux façons pour faire le syrop rosat laxatif & pour faire le sucre candit, penites & tourrons d’Hespaigne: l’opera, come ben indicato in frontespizio, è divisa in due parti; la prima tratta dei segreti della bellezza e dell’igiene, la seconda delle confetture. Ci si potrebbe stupire di trovare assieme ricette di cucina e ricette riguardanti l’igiene e la cosmesi. Ma questa mescolanza rientra perfettamente nella logica dell’antica dietetica e dell’antica figura del medico rinascimentale.

Capitolo IX
Come fare una gelatina d’amarene, chiara e vermiglia come fine rubino e di bontà, sapore e virtù eccellente, e fatta in modo che le amarene si conserveranno a lungo perfette; e senza aggiungervi altro che il frutto; e saranno degne di essere offerte ad un re, per la loro suprema eccellenza.
Prendete una quantità a vostro piacere delle amarene più belle e più mature che si possano trovare, e togliete loro i piccioli e mettetele in un setaccio o su una tela di sacco, di quelle che si usano per passare la farina. E sotto mettete una terrina, perché il recipiente entro cui si raccoglie il succo di amarena non deve essere di rame, di bronzo, né di stagno: perché siffatti recipienti corromperebbero la bontà e il colore del succo; e che dentro il recipiente ci sia dello zucchero in polvere, secondo la quantità di confettura che volete fare; è necessario che lo zucchero ci sia perché il succo, cadendo nella terrina vuota coagulerebbe e non varrebbe niente, invece facendo così lo zucchero lo assorbe e ne acquisisce il sapore e il colore.

Dunque quando tutto sarà ben passato attraverso il setaccio e sopra non saranno rimasti che noccioli e bucce, subito versate tutto in una casseruola posta sul fuoco e fate bollire e appena comincerà a venire a galla la schiuma, toglietela accuratamente con un cucchiaio forato finché di schiuma non ne rimanga niente. E notate che per fare la gelatina bella e buona in tutta perfezione, bisogna mettere piccola quantità di zucchero e grande abbondanza di succo di amarene, perché esse coagulino più facilmente; e poi cuocetele su un fornello a carbone a fuoco basso e fate in modo che il fuoco sia sempre al centro sul fondo della casseruola per evitare che si bruci; e dategli la cottura necessaria.

Bisogna sapere che quando se ne prende un po’ con una spatola o cucchiaio d’argento e si mette su un piattino o su un vassoio di stagno, se la goccia resta tutta rotonda e non rotola né di qua né di là, allora vuol dire che la gelatina è cotta; e fate anche attenzione che non cuocia troppo, perché è meglio che la gelatina sia un po’ verde piuttosto che troppo cotta, dal momento che conservandola lo zucchero la asciuga; e una volta cotta mettetela in piccooli recipienti di vetro, bassi e non troppo fondi e lasciatela raffreddare. Alla fine guardandoli contro sole o alla luce, li troverete belli come rubini. E in bocca la gelatina avrà un gusto impareggiabile e un sapore gradevole più di qualunque altra confettura da voi mai gustata. Se però le amarene non fossero abbastanza mature, esse non devono essere verdi né punto né poco, otterrete una gelatina così agra da allegare i denti, e invece di essere una dolce confettura, diventerà insipida. E bisogna presentarla o donarla a qualche principe o gran signore o altro, quando sono affetti da qualche infiammazione o strana alterazione e troveranno la confettura corroborante e deliziosa senza riserve. E se la fate così come ho scritto farete una gelatina perfetta.

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