Pinocchio, Artusi e le Triglie alla livornese!

Articolo, Ricetta

Sapete che Pinocchio è l’opera italiana più stampata nel mondo? Pensate che le avventure dell’immortale burattino creato da Carlo Lorenzini, alias Collodi, è stato tradotto in ben 240 lingue (1)… Fra le immaginifiche invenzioni dello scrittore fiorentino non si può non ricordare l’Osteria del Gambero Rosso e l’incredibile cena che Pinocchio, il Gatto e la Volpe consumarono in quella famosa cena del capitolo XIII. Non la ricordate? Rinfreschiamoci la memoria:

“Entrati nell’osteria, si posero tutt’e tre a tavola: ma nessuno di loro aveva appetito. Il povero Gatto, sentendosi gravemente indisposto di stomaco, non potè mangiare altro che trentacinque triglie con salsa di pomodoro e quattro porzioni di trippa alla parmigiana: e perchè la trippa non gli pareva condita abbastanza, si rifece tre volte a chiedere il burro e il formaggio grattato! La Volpe avrebbe spelluzzicato volentieri qualche cosa anche lei: ma siccome il medico le aveva ordinato una grandissima dieta, così dovè contentarsi di una semplice lepre dolce e forte, con[p. 73 modifica] un leggerissimo contorno di pollastre ingrassate e di galletti di primo canto. Dopo la lepre si fece portare per tornagusto un cibreino di pernici, di starne, di conigli, di ranocchi, di lucertole e d’uva paradisa; e poi non volle altro”.

Ora, bisognerà sicuramente ricordare che l’indisposizione del gatto era dovuta all’incontro con un merlo bianco un po’ troppo loquace il quale, durante il primo incontro fra Pinocchio e i due compari ebbe l’ardire di uscirsene dicendo: “- Pinocchio, non dar retta ai consigli dei cattivi compagni, se no te ne pentirai! Povero merlo, non l’avesse mai detto! Il Gatto, spiccando un salto, gli si avventò addosso, e senza dargli nemmeno il tempo di dire ohi se lo mangiò in un boccone, con le penne e tutto”.
E vedi un po’ che il Gatto non si sentisse imbarazzato, con le ‘penne e tutto’ sullo stomaco!
Ma a parte la precisazione che cosa possiamo dire della portata principale del pantagruelico ordine del Gatto? Dove possiamo trovare la probabile ricetta delle 35 triglie alla livornese? Servirebbe un trattato della fine dell’Ottocento, possibilmente scritto in area fiorentina… Ma sì! Artusi!

Illustrazione tratta dalla prima edizione in volume (Firenze, Paggi, 1883)
Illustrazione tratta dalla prima edizione in volume (Firenze, Paggi, 1883)

Eccola qua, direttamente dalla prima edizione de La Scienza in Cucina conservata nella collezione Boscolo, al Garum. E finalmente scopriremo com’erano state preparate le 35 porzioni di Triglie alla livornese!

“Fate un battutino con aglio, prezzemolo e un pezzo di sedano; mettetelo al fuoco con un po’ d’olio e quando l’aglio avrà preso colore, gettate sul medesimo pomodori a pezzi e condite con sale e pepe. Lasciate che i pomodori cuociano bene, rimestateli spesso e passatene il sugo. Versate un velo d’olio in un tegame o in una teglia, distendeteci sopra le triglie, conditele con sale e pepe e quando l’olio comincia a grillettare, copritele col detto sugo e cuocetele. Se le triglie sono piccole non hanno bisogno d’esser voltate e se il vaso dove hanno bollito non è abbastanza decente prendetele su a una a una per non romperle e collocatele in un vassoio. Poco prima di levarle dal fuoco fioritele leggermente di prezzemolo tritato”.

E buon appetito al Gatto!!

(1) Collodi inizialmente pubblicò l’opera a puntate nell’annata del 1881 del Giornale per i bambini diretto da Ferdinando Martini, un periodico settimanale supplemento del quotidiano Il Fanfulla, nella quale furono pubblicati i primi otto episodi. Il titolo della fiaba, all’inizio, fu: La storia di un burattino. La prima puntata apparve sul numero del 7 luglio, seguita da altre sette, rispettivamente il 14 luglio, 4 e 18 agosto, 8 e 15 settembre, 20 e 27 ottobre. La prima edizione in volume – oggi rarissima – venne pubblicata, con alcune modifiche, nel 1883 dalla Libreria Editrice Felice Paggi con le illustrazioni di Enrico Mazzanti.

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