Nutrirsi è ok. Mangiare bene è meglio. Saperlo fare in maniera urbana è ancora meglio! Oggi lezioni di galateo al Garum, il BiblioMuseo della Cucina. Con un docente d’eccezione: Melchiorre Gioja, economista, politico e autore del ‘Nuovo Galateo’, dalla cui terza edizione ampliata – stampata a Milano, nella tipografia del Pirotta in Santa Radegonda, nel maggio del 1822 – vogliamo proporvi il Riassunto delle regole comuni relative al mangiare.
- Non spezzare il pane co’ denti come usano i villici, ma colle mani rompilo o col coltello;
- Non soffiare sulla minestra, se è troppo calda; giacchè il contatto dell’alito colla minestra giuoca male nell’altrui fantasia, che lo suppone accompagnato da spruzzi di scialiva;
- Non toccare alcuna vivanda fuorché col coltello o colla forchetta; giacché l’uso delle zampe è diritto esclusivo delle bestie;
- Non fiutare le vivande poste sulla forchetta, perché, oltre d’essere cosa nauseosa, sembra rimproverare al padrone che t’abbia posto dinanzi cibi insalubri o disgustosi;
- Non fare i bocconi sì grossi che in masticando ti si gonfino le gote, e sembri suonare la piva o soffiare nel fuoco. Cresce l’inconvenienza, se quest’atto, che deforma il volto, viene praticato dalle donne;
- Non mangiare con troppa fretta per timore di soffocarti, e non portare alla bocca un boccone pria d’aver trangugiato l’altro, altrimenti l’eccessiva fatica delle mandibole ti farà sgocciolare dalla fronte il sudore e dal viso, con schifo degli astanti. Per non far supporre che ti disaggrada il trattamento che ti viene fatto, non imita colui che quasi ozioso siede a mensa, ‘… e le narici / schifo raggrinza, in nauseanti rughe / Ripiega i labbri, e poco pane intanto / Rumina lentamente”.
- Mangia a labbra chiuse e mastica senza rumore;
- Non stritolare gli ossi od i nocciuoli co’ denti, il che eccita una specie di ribrezzo e timore negli astanti;
- Non succhiare l’osso per estrarne il midollo e molto meno porlo alla bocca per rosicchiare la poca carne che v’è d’intorno; ma dividi sopra il tondo la carne dall’osso col coltello;
- Non intingere il pane o la carne nella saliera;
- Prendi il sale colla punta del coltello, non colla forchetta o col cucchiajo che ti ponesti in bocca venti volte;
- Non avanzare il proprio cucchiajo nel piatto comune o nell’altrui;
- Non presentare ad altri ciò che tu gustasti, qualunque sia la cosa, eccettuato il caso del padrone co’ servi od altre persone inferiori e molto familiari;
- Non rimettere nel piatto comune le cose che furono sul tuo;
- Rigettando qualche cosa dalla bocca, non lasciarla cadere dall’alto, ma ricevuta con destrezza nella mano, riporla sul tondo;
- Non seguire l’esempio di colui che, ad imitazione del porco ‘Colla lingua si lambe e mani e labbra’;
- Pulirsi le dita colla tovagliuola, non col pane o colla tovaglia, e guardarsi dal lasciare ‘Turpi vestigi sulla mensa, e guaste / E smozzicate le vivande”
- Non fregarsi i denti coi diti o colla tovagliuola o tovaglia, e molto meno asciugarsi coll’una o coll’altra il sudore;
- Non stuzzicare i denti col coltello o colla forchetta, azione nauseosa e penosa per chi la osserva; meno poi mangiare col coltello a rischio di tagliarsi la bocca;
- Non pulirsi i denti avanti persone rispettabili, sembrando cosa troppo familiare, e meno portare lo stecco in bocca a guisa d’uccello che faccia il nido.
E rispetto al bere? Ecco il Riassunto delle regole comuni relative al bere.
- Forbirsi le labbra pria di bere e dopo d’avere bevuto;
- Non bere a bocca tuttora piena di cibo;
- Non bere a più sorsi, come cosa troppo familiare, ma tutto in un fiato;
- Bere con posatezza e senza far rumore col gozzo;
- Non imitare chi tracanna il vino con tanta avidità ‘… che tutto / A doppia riga gliene gronda il mento’
- Non riempire di troppo il bicchiere, ne lasciarlo pieno di vino sulla mensa, affine di non esporsi al pericolo di lordarla;
- Guardarsi dal tossire bevendo, onde non spruzzare vino sul volto o sugli abiti degli astanti;
- Non sciacquarsi la bocca e i denti alla presenza altrui, per quindi versarne l’acqua sul tondo o nel bicchiere, cosa nauseosa, benché usata da non pochi;
- Non colare il residuo del brodo o di salsa liquida sul cucchiajo per goderla tutta, e nemmeno raccorla col pane, essendo questo un distintivo di persona ingorda e golosa. Dice il Castiglione che il Marchese di Mantova, essendo a tavola con molti gentiluomini, uno di essi, da poi che ebbe mangiato tutto un minestro, disse: Signor Marchese, perdonatemi, e così detto, cominciò a sorbire quel brodo che gli era avanzato. Allora il Marchese subito disse: Dimanda pur perdono ai porci, chè a me non fai ingiuria alcuna.
- Non porgere a bere altrui quel vino al quale tu avrai posto bocca, eccetto che non fosse teco più che domestico;
- L’inurbanità degli atti compresi ne’ capi I e II dell’articolo primo cresce ogni volta che commettonsi a mensa.













