Negli ultimi mesi si è parlato molto sui social sul suggerimento del premio Nobel Giorgio Parisi di cuocere la pasta a fuoco spento. “Dopo aver portato l’acqua ad ebollizione buttate la pasta e aspettate 2 minuti, poi si può tranquillamente spegnere il gas, basta usare un coperchio e calcolare un minuto circa in più”, queste le indicazioni del premio Nobel. Il risparmio? Sempre secondo Parisi in questo modo si tagliano 8 minuti di consumo di gas. Con il caro energia si tratterebbe di un bel vantaggio, così anche le bollette potrebbero essere più leggere. “Senza voler fare moltiplicazioni per famiglie italiane – prosegue Parisi – credo che sia una notizia da divulgare, dovremmo cambiare abitudini e non è detto che sia un male”.
Leoni da tastiera e gourmand nostrani si sono scagliati contro il premio Nobel. In Italia la cottura della pasta non si tocca, si farà sempre e per sempre come si è sempre fatta! Ma si è sempre fatta cosi? Non esattamente… Cassette di cottura dal funzionamento similare a quello proposto da Giorgio Parisi sono già state in uso nel Belpaese, sin dai tempi della prima guerra mondiale , soprattutto, nel periodo delle sanzioni del 1935. Le sanzioni economiche furono deliberate dalla Società delle nazioni contro l’Italia in risposta all’invasione contro l’Etiopia che portò alla conseguente guerra d’Etiopia; esse rimasero in vigore dal 18 novembre 1935 sino al 4 luglio 1936. L’attacco italiano all’Etiopia violò l’articolo XVI dello Statuto della Società delle Nazioni, sottoscritto da entrambi gli Stati: «Se un membro della Lega ricorre alla guerra, infrangendo quanto stipulato negli articoli XII, XIII e XV, sarà giudicato ipso facto come se avesse commesso un atto di guerra contro tutti i membri della Lega, che qui prendono impegno di sottoporlo alla rottura immediata di tutte le relazioni commerciali e finanziarie, alla proibizioni di relazioni tra i cittadini propri e quelli della nazione che infrange il patto, e all’astensione di ogni relazione finanziaria, commerciale o personale tra i cittadini della nazione violatrice del patto e i cittadini di qualsiasi altro paese, membro della Lega o no».
Il 6 ottobre 1935 il Consiglio della Società delle Nazioni condannò ufficialmente l’attacco italiano, e la condanna venne formalizzata quattro giorni dopo dall’Assemblea, che istituì un comitato composto da diciotto membri incaricati di studiare le misure da prendere contro l’Italia. Il 3 novembre furono approvate le sanzioni discusse dal comitato e fu decisa l’entrata in vigore delle stesse per il giorno 18 dello stesso mese di novembre. Per farla breve, l’italia finì sotto embargo e non aveva più accesso alle materie prime straniere, con tutto quello che ciò comportava il mancato rifornimento di ingredienti, materie prime e combustibili di cui l’Italia era – ed è tuttora, come la presente situazione economico-politica ci ricorda – priva!

E cosa consigliava l’allora più importante rivista di cucina agli italiani? Il n. 12, Anno VII (1 dicembre 1935) è il primo fascicolo ad essere stampato dopo il fatidico 18 novembre e nel capitoletto “Come si dovrà cucinare nel periodo delle sanzioni” ci raccomanda l’uso delle cassette di cottura, spiegandone dettagliatamente il funzionamento.
Molto stimolante la parte “Come si cuoce la pasta asciutta con le cassette di cottura”:
“La Pasta asciutta non si deve più scolare! Si scola forse il Risotto? Il caso è identico. L’egregio Prof. Baglioni calcolò in una tavola resa pubblica durante la grande guerra che non meno dell’8 per 100 delle sostanze nutritive si perdessero con lo scolare la pasta od il riso (il famoso riso in cagnon dei lombardi che dovrebbe perciò proibirsi negli esercizi pubblici nonché nelle famiglie per un’autodecisione delle medesime). Ponete a fuoco tre volte in più circa del peso della pasta, tanta acqua giusta di sale; al bollore calate qualsiasi qualità della stessa e 2 o 3 minuti dopo spuntato il bollore, mescolata che sia bene la pasta – a cui avrete aggiunto un pezzetto di burro od altro poco condimento grasso per impedire ala pasta che possa eventualmente ammassarsi – coprite bene il recipiente e racchiudetelo nella cassetta. Quindici o venti minuti dopo, a secondo della qualità od il punto di cottura che desiderate mangiare la pasta, scoprite la cassetta ed ultimate con il condimento caldo”.
Attenzione però, la cottura antisanzionista della pastasciutta è possibile anche senza l’utilizzo delle Cassetta di cottura, sempre nel concetto “La Pasta asciutta non si deve più scolare”:
“Non è detto che si renda necessaria la cassetta per la preparazione di questo farinaceo; alle persone di buon senso non sarà sfuggita l’importanza massima del limitato calore nel cuocere la pasta od altro nella cassetta, epperciò non potendo disporre ancora di cassetta o volendo con lo stesso risultato risparmiare delle buone sostanze; nel caso ad esempio di capellini od altra pasta sottile si regoli la cottura così: prendete un recipiente piuttosto basso e largo, vi si metta un po’ d’acqua in meno se capellini, in più se pasta grossa, dovendosi tener conto dell’evaporazione quindi si getti la pasta, che dovrà raggiungere la cottura molto lentamente. Anche qui, pur non essendo necessaria che un po’ di vigilanza mettete nell’acqua che bolle un po’ di condimento grasso. Nulla voi sapete si perde, giacchè alla fine troverete che la pasta ha completamente assorbito il liquido con quanto vi è insieme. Con questo sistema non si raggiunge l’economia del combustibile, ma si tesoreggia al cento per cento quanto vi sono di sostanze nutritive nei nostri mirabili farinacei”.
Bhè bisognerebbe provarci, d’altronde queste modalità di cottura sono a firma del grande Amedeo Pettini, Capo Cuoco di S.M. Il Re, il primo vero chef-star d’Italia! Ai più buongustai non sfuggirà inoltre che questa ‘pastasciutta antisanzionista somiglia pericolosamente alle varie pastasciutte ‘risottate’ che molti superchef contemporanei ci propinano a prezzi altissimi come l’ultimo ritrovato di una certa cucina di ricerca e d’avanguardia…












