Un goliardico lunario: Il boccafina!

Articolo

Fra i più curiosi libri a tema gastronomico che il secondo Novecento ci ha regalato, un posto di prim’ordine spetta senza dubbio alcuno al goliardico e dotto ‘Il Boccafina’ di Riccardo Morbelli (1), immaginifico e prolifico poligrafo. L’opera si apre con una parte introduttiva di ‘saggi’ su temi gastronomici specifici a mo’ di antefatti storici che preparano il lettore al susseguente ‘Lunario gastronomico’ – vero e proprio cuore pulsante del volume – e si chiude con un ‘Dizionario dall’Aglio alla Zuppa’ dove realtà e finzione, serietà e goliardia, scienza e saggezza popolare si fondono con uno stile unico e riconoscibilissimo!

Riccardo Morbelli (da wikipedia)
Riccardo Morbelli (da wikipedia)

Dal Lunario andiamo a leggere che cosa si dice del mese Settembre!
“Settembre , andiamo, è tempo di migrare. Giustappunto: di migrare dal mare in campagna dove ci attende la casa dei nostri avi (serrature che non funzionano, rubinetti che perdono, galli che ti svegliano all’alba) coi frutti della terra ferace: uva bianca e nera, fichi, pesche, vignarole da immergere nel vino e papparsi a dispetto del galateo. La sala da pranzo è rimasta come ai tempi del bisnonno generale: sul cassettone portavivande è stesa una tovaglia con su scritto a punto-croce BUON APPETITO; le stoviglie istoriate sono patriarcali e vdivertenti: Genoveffa di Brabante abbraccia i suoi laceri figlioletti sotto il fondo di un risotto alla milanese, Garibaldi a Teano dice ‘Obbedisco’ naufragando nella salsa di pomodoro. Nell’orto ci sono le melanzane che rilucono come loriche abbandonate in un campo di battaglia. Nel cortile i polli (se già non li ha mangiati il mezzadro) ti vengono incontro come per domandarti: ‘Perchè non mi mangi?’.
Di tutti i piatti, sapete quale preferisco? La Panissa (farinata di ceci) che mi prepara il fornaio per il merendino. La porta ‘bell’e calda’ sulla padella e la tagliuzza in pezze a foggia di pesce. La si consuma con gli amici in giardino, nell’ora del tramonto. Serve da piatto un pezzo di carta da macellaio. Niente forchetta. Si porta alla bocca bollente. Di tanto in tanto, un bicchiere di Dolcetto. Poi si riprende a mangiar farinata fino a che la padella è pulita. Un altro mezzo di vino, un bel rutto e sani come pesci!.

LA PROVA DEL NOVE DEL MESE
Settembre è il mese più idoneo per sapere se un tale vi è amico oppure no. Invitatelo nella vostra casa di campagna e offritegli un bel pranzetto. Giunti alla frutta servitevi di pesche e fichi; poi, protestando un improvviso attacco artritico alle mani, pregate il vostro convitato d’occuparsi lui del vostro mangiare. Se vi sbuccerà il fico e lascerà intatta la pesca, consideratelo amico; se sbuccerà la pesca e lascerà intatto il fico, consideratelo nemico. Semplice, no?

PROVERBI DEL MESE
Brache di tela e meloni, di settembre non son più boni

Per San Michele (29 settembre), la giuggiola nel paniere
NOTA BENE: Il detto ‘andare in brodo di giuggiole’ (che significa compiacersi grandemente di checchessia, e quasi liquefarsi dal piacere) non ha alcun riferimento con la gastronomia. Pertanto, a scanso di incresciosi equivoci, il brodo di giuggiole va considerato incommestibile come il ‘nutrirsi d’ideali’ (che non contengono vitamine), a meno che non si tratti di un antropofago”.

E per i più curiosi un estratto dal Dizionarietto dall’Aglio alla Zuppa, un estratto settembrino per rimanere in tema: il Fico.

“Ecco un frutto che va mangiato maturissimo. Per questo si dice che esso è al punto giusto quando ha ‘il collo di impiccato e la camicia da furfante’. Sono passati alla storia i fichi di Catone il Censore il quale, per invogliare i suoi concittadini a muover guerra a Cartagine, gridava in Senato: ‘Delenda Carthago!’ e, per dimostrare la feracità di quella terra (ma anche per far notare quanto fosse pericolosamente vicina) mostrava dei fichi freschi pervenutigli di laggiù. L terza guerra punica ebbe dunque origine da un fico!

PIANTA [biblicamente, n.d.R.] UMILE E DEMOCRATICA…
Nel Libro dei Giudici (cap. IX, vers. 10-11) si legge come il fico non volle essere il re degli alberi per non privare gli uomini della dolcezza dei suoi frutti.

Riccardo Morbelli, Il Boccafina, 1968
Riccardo Morbelli, Il Boccafina, 1968

…MA [evangelicamente, n.d.R] MALEDETTA DA DIO
Nel Vangelo di San Matteo (cap. XXI, vers. 17-19) si legge:
E Gesù, lasciati coloro, se ne andò fuori della città a Betania e quivi pernottò. La mattina poi, nel ritornare in città, ebbe fame. E vedendo lungo la strada una pianta di fico, si accostò ad essa: e non vi trovò altro che foglie; e le disse: ‘Non nasca più da te frutto in eterno’. E subito il fico i seccò.
(San Matteo non spiega se era stagione di fichi o meno; ma quand’anche si fosse stati in piena stagione, che ne poteva il fico se i frutti erano già stati colti? Questo è un passo oscuro del Vangelo che gradirei mi venisse chiarito. Amo molto i fichi, e mi dispiace di saperli maledetti)”.

(1) Riccardo Morbelli, Il boccafina ossia il gastronomo avveduto, Roma, Gherardo Casini Editore, 1968.

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