3G.Balli a Corte

‘Il ballo datosi ieri notte al Real Palazzo del Quirinale riuscì animatissimo. Le splendide sale della Reggia erano piene di numerose signore, in elegantissime toelette, e di moltissimi gentiluomini. Le LL. MM. il Re e la Regina entrarono nella sala da ballo circa le ore 23 e si ritirarono al tocco; durante la loro permanenza gli Augusti Sovrani, facendo il giro della sala, s’intrattennero con parecchi invitati. Intervennero le LL. EE. Il presidente del Consiglio, i Ministri, gli Ambasciatori, i Ministri plenipotenziari e molti uomini politici; le colonie straniere erano largamente rappresentate, così pure l’esercito e l’armata. Le danze proseguirono animatissime fino a tarda ora del mattino’ (Dalla Gazzetta Ufficiale del Regno del 7 febbraio 1897). La Corte dei Savoia durante il regno di Vittorio Emanuele II non si prestava molto alle attività mondane, come i balli, per la carenza dell’elemento femminile. La Regina Maria Adelaide era morta nel gennaio del 1855 e le due figlie Maria Clotilde e Maria Pia si erano sposate giovanissime, rispettivamente a sedici e a quindici anni. In alcune occasioni faceva le veci della scomparsa sovrana la Principessa Maria Elisabetta di Sassonia, consorte di Ferdinando di Savoia, Duca di Genova e madre di Margherita, la futura Regina d’Italia, forse un po’ troppo ‘austera’ per questo compito, ma non era certo adatta al ruolo per estrazione ed educazione la ‘bèla Rosin’, che Vittorio Emanuele II aveva sposato con matrimonio morganatico. La vita di corte risentiva quindi di questa situazione, anche se i classici balli di carnevale venivano comunque organizzati con prevalenza però dell’elemento maschile e militaresco. Tutto cambia con la salita al trono di Umberto e Margherita, soprattutto per merito di quest’ultima che si dimostra donna carismatica, capace di vivere in società ed abile nell’interpretare il proprio ruolo a fianco del marito. E’ essenzialmente per merito suo se la corte dei Savoia si inserisce a pieno titolo fra le principali corti europee. I menu dei balli a corte sono stati spesso confusi, anche dai massimi esperti, con menu di pranzi con importanti personaggi e questa mostra dedica loro un settore specifico nel quale possiamo apprezzare e comprendere le loro peculiarità. Innanzitutto l’aspetto. La grafica è molto più mondana di quella usata per i pranzi ufficiali e anche se c’è un’evoluzione nei soggetti si nota una continuità di pensiero che non cambia nemmeno dopo il regicidio di Umberto e la salita al trono di Vittorio Emanuele III e di Elena di Montenegro. La tipografia usata è sempre quella di Luigi Salomone, che aveva trasferito la sua attività da Torino a Roma nel 1870 fondando l’azienda assieme a Pietro Bruno, che rimarrà socio fino al 1891. Due sono i pittori/illustratori che hanno lasciato la loro firma su questi menu. Il primo che si firma (fra il 1894 ed il 1906) è Luigi de’ Bini (detto Gino), allievo di Adolfo De Carolis e di Galileo Chini, attivo presso i maggiori editori dell’epoca (oltre Perino, per il quale decora le copertine delle principali collane, Treves, Paravia, Voghera, Sonzogno). Dopo di lui Giovanni Battista Conti, pittore e decoratore romano, molto apprezzato anche nell’ambiente ecclesiastico, che firmerà diversi menu fra il 1906 ed il 1910 circa. Anche la lista dei piatti di questi menu è caratteristica in quanto, pur essendo organizzata come quelle dei pranzi importanti, alla francese, si deve adattare al servizio a buffet. Gli hors-d’oeuvre ad esempio sono rappresentati dai sandwiches variamente assortiti ai quali sono spesso associati panini o canapè e il piatto di pesce è sempre il salmone, portate più adatte per questo tipo di servizio, anche tenendo conto del numero molto elevato di partecipanti, che poteva arrivare a duemila persone. Ovviamente sia i dolci che la pasticceria si prestano per composizioni sceniche che accrescono la sontuosità del buffet. Troviamo così portate come: Ruche – alveare – à la Moderne, Pièce de nougat historiée, Gradins de pâtisserie à la Rossini – ossia pasticceria che forma la gradinata di un anfiteatro – Grand coupe en nougat à l’Italienne, Corbeille à la Printanière, Temple de Veste: Gros baba, Corbeille de méringues à la chantilly, Corbeille de pâtisserie à la Florentine, Corne d’abondance, garnie de pâtisserie, Grande pièce de pâtisserie Flora, Grande coppa con pasticceria” – anche alla Siciliana -, Coppe con meringhe e pasticceria, nomi a volte di difficile interpretazione, a volte invece indicativi sulle caratteristiche della composizione. Fra le opere esposte in mostra abbiamo aggiunto anche tre menu che si riferiscono a feste in giardino, che presentano analogie sia nella parte grafica che nella lista cibaria (anche in questo caso si tratta di buffet), comunque più limitata nel numero di portate trattandosi di intrattenimenti pomeridiani. Altro elemento caratteristico è rappresentato dalla data. I balli classici sono i due di carnevale (con date quindi oscillanti dalla seconda metà di gennaio alla prima metà di marzo). Più raramente vengono organizzati balli di corte per occasioni particolari, come quello a Torino, il 30 ottobre 1898, e quello a Milano, in occasione dell’Esposizione Internazionale del 1906. Sono anche esposti nella mostra alcuni carnet di ballo, eleganti cartoncini, piegati a libretto, che venivano dati alle dame e ai cavalieri come cotillon, nei quali veniva riportato l’ordine delle danze con a fianco uno spazio nel quale le dame potevano segnare, a fianco di ciascun pezzo musicale, i nomi dei cavalieri ai quali avevano promesso un giro di danza. Fra i menu uno spicca per la sua grafica molto diversa. Si riferisce al ballo di carnevale offerto a Napoli da Vittorio Emanuele ed Elena di Montenegro il 27 febbraio 1897, ancora principi ereditari, quasi in concorrenza con Umberto e Margherita che quella stessa sera davano al Quirinale il secondo ballo della stagione!

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