373. Dinner upon the occasion of the Launch of the White Star Liner ‘Titanic’ (45,000 tons). Belfast, Grand Central Hotel, 31 maggio 1911.
200×135 mm. Menu tipografico impresso in nero, rosso e oro su cartoncino sottile. Ristampa successiva. [CAM]

374. Luncheon, prima classe, R.M.S. ‘Titanic’. 14 aprile 1914.
275×210 mm. Menu a stampa termografica impresso in nero, rosso e oro su cartoncino sottile, entro bordura blu.
Prova di stampa della versione del menu per la prima classe apparentemente non conosciuta in altri esemplari. Questa serie di menu è stata acquistata dall’attuale proprietario all’asta della collezione del Dr. Benjamin Spock, di cui faceva parte anche un nucleo di menu già appartenuti a James Stewart-Murray, IX duca di Atholl, che includeva numerosi esemplari ricevuti in dono direttamente da stampatori e produttori. I menu qui presentati – chiaramente non ‘viaggiati’ e non stampati quindi sul Titanic – provengono probabilmente direttamente dalla White Star Line, stampati come prove per quelli che poi vennero effettivamente prodotti sulla nave o come ‘presente’ per il duca di Atholl dopo l’affondamento della nave. Sebbene mostrino alcune differenze grafiche rispetto ai menu effettivamente in uso sulla nave essi riportano le corrette liste dei piatti degli esemplari viaggiati e ci permettono di immergerci in quello che fu l’effimera ma incredibile organizzazione della ristorazione sul Titanic. [CAM]

375. Dinner per la seconda classe, R.M.S. ‘Titanic’. 14 aprile 1914.
200×135 mm. Menu termografico impresso in nero e blu su cartoncino, in testa piccola illustrazione a colori raffigurante il Titanic. [CAM]

376. Carta del giorno per la terza classe, R.M.S. ‘Titanic’. 14 aprile 1914.
210×148 mm. Menu termografico impresso in nero su cartoncino, in testa piccola illustrazione in violetto raffigurante il Titanic. L’avvertimento in fine di menu è stampato in carattere maiuscolo a differenza del carattere corsivo utilizzato negli esemplari ‘viaggiati’. [CAM]

Nessuna nave passeggeri ha lasciato un segno nella memoria comune più del Titanic, anche e soprattutto a causa del suo tragico affondamento avvenuto nelle prime ore del 15 aprile 1912. Considerato una vera e propria città galleggiante ospitava bar, ristoranti e sale da pranzo degne dei più eleganti locali delle capitali europee. Con uno scafo alto 53 metri e lungo 268 era la punta di diamante della compagnia di navigazione White Star Line. Allestita nei cantieri navali Harland & Wolff a Belfast era la seconda di tre navi gemelle di classe Olympic ed era testimone sia della stravaganza e del lusso dell’epoca edoardiana, sia degli avanzamenti tecnici dell’epoca dato che a bordo furono installate una lunga serie di innovazioni e migliorie all’avanguardia.

La ristorazione era il fiore all’occhiello dei servizi a bordo per i passeggeri ed era quindi molto curata e apprezzata e i pasti erano inclusi nel prezzo del biglietto.
Nella cucina principale, una delle più grandi mai viste a bordo di un transatlantico, con la sua lunghezza di ben 50 metri e la larghezza quasi pari allo scafo, venivano preparati i piatti per le sale ristorazione di prima e seconda classe. Qui lavoravano circa 100 persone tra cuochi e addetti alle cucine e qui erano installati enormi piani cottura alimentati a carbone lunghi quasi 30 metri, 19 forni e una serie di accessori elettrici moderni per pelare, affettare, mescolare e tritare. I frigoriferi nelle stive potevano contenere 500 tonnellate di cibo in scompartimenti a diverse temperature ed erano sufficienti per conservare correttamente ingredienti per servire quasi 6000 piatti al giorno per i passeggeri e l’equipaggio. Per valutare quanto la ristorazione a bordo fosse considerata importante dalla compagnia basti pensare che lo chef di bordo, Charles Proctor, aveva uno stipendio di 20 sterline dell’epoca ed era il più pagato sul Titanic, secondo solo al comandante Smith.

La sala da pranzo per la prima classe poteva ospitare 532 passeggeri ed era la sala più grande presente sulla nave occupando un area di quasi mille metri quadrati, arredata in uno stile giacobiano caratterizzato da forme rinascimentali con pareti e soffitto laccati di bianco. L’illuminazione era affidata a plafoniere a soffitto, lampadari e punti luce sparsi mentre il mobilio era stato costruito in legnami pregiati e le sedie rivestite in pelle verde.

I passeggeri di prima classe che lo desideravano potevano accedere ad uno specifico ristorante À la Carte, una novità per l’epoca, che impiegava altre 27 persone; fornito di una cucina esclusiva poteva ospitare fino a 137 clienti. Questo servizio era gestito dall’italiano Gaspare Antonino Pietro Gatti, emigrato nel Regno Unito in giovane età e formatosi nei migliori ristoranti londinesi. Il personale di sala era principalmente italiano e francese e qui si poteva ordinare un pasto in qualsiasi momento della giornata a differenza delle sale ristorazioni principali dove gli orari dei pasti erano fissi. Questa novità fu introdotta nel mondo delle grandi navi da Cesar Ritz e August Escoffier che avevano collaborato dal 1904 con la compagnia Hamburg-Amerika portando a bordo delle nuove navi il loro concetto di ristorazione di alta cucina francese simile a quella alberghiera, dagli arredi al servizio.

La sala da pranzo di seconda classe, seppur di dimensioni minori e meno lussuosa di quella della prima classe, era arredata finemente e avrebbe potuto essere facilmente scambiata per una di prima classe su qualsiasi altro transatlantico dell’epoca. Poteva accomodare fino a 394 passeggeri, aveva una vistosa credenza in legno intagliato ed ospitava un pianoforte al centro della sala che accompagnava gli ospiti durante i pasti. I lunghi tavoli erano di mogano e per la maggior parte potevano ospitare 8 commensali mentre le sedie in legno girevoli erano ancorate al pavimento: un utile accorgimento in caso di mare mosso.

Altre aree per poter mangiare, per i passeggeri di prima e seconda classe, erano il Verandah Cafè e il Palm Court, due sale molto luminose con grandi finestre cielo-terra a doppie ante scorrevoli direttamente affacciate sul mare, arredate con eleganti tavoli e sedie di vimini con pareti decorate da tralicci con piante di viti a voler ricordare i gazebo delle ville inglesi. I tavoli avevano bordi rialzati, per evitare che oggetti cadessero a terra in caso di mare mosso. Queste sale erano in comunicazione con la sala fumatori e qui si poteva consumare spuntini dolci e salati e bevande; dai cocktail alle birre, dai liquori ai vini francesi provenienti dalla fornitissima cantina da più di mille bottiglie. Dalle note di carico dell’epoca si evince che a bordo erano presenti 850 bottiglie di liquori, 20.000 bottiglie di birra, 1500 bottiglie di vini e 63 Casse di Champagne. Alcuni tappi di sughero, recuperati dal sito del disastro, hanno permesso di identificare bottiglie di champagne Moët & Chandon e Heidsieck & Co. Le pregiate bollicine venivano bevute sia durante la giornata, che utilizzate come ingrediente di speciali intermezzi per separare sapori diversi durante un pasto, quale il Punch à la Romaine presente nel menu della fatidica cena del 14 aprile 1912.

La sala da pranzo di terza classe era situata più in basso sul ponte F. Lunga più di 30 metri poteva ospitare fino a 473 persone, circa la metà dei passeggeri di questa classe che venivano quindi serviti in due turni differenti. Sebbene l’arredo e la sistemazione fossero meno esclusivi rispetto alle sale delle altre classi, la sala era arredata in maniera più che dignitosa. Essendo meno illuminata le pareti erano smaltate con un colore bianco lucido, e l’illuminazione elettrica rendeva l’ambiente comunque ricco di fascino. Rispetto alle sistemazioni economiche di pochi anni prima, questa area era sicuramente accogliente, non facendo sedere i commensali su panche ma su comode sedie in legno. Tra gli addetti alla cucina vi era anche un cuoco addetto per i piatti kosher per venire incontro alle esigenze dei numerosi passeggeri di origine ebraica.

Studiando le note di carico del Titanic e analizzando le quantità di prodotti alimentari imbarcata è possibile farsi un’idea dell’abbondanza e varietà dei pasti offerti prevista per il viaggio inaugurale considerando che l’itinerario sarebbe durato circa sette giorni.

Per i servizi di stoviglie a bordo vennero scelti produttori di punta, gli stessi che fornivano i ristoranti e gli alberghi più esclusivi: l’argenteria di bordo – un servizio elegante in stile Art Nouveau con drappi e fiocchi tipici dell’era edoardiana con inciso il marchio della WSL, una bandiera a coda di rondine con la stella centrale, era stata commissionata alla società londinese Goldsmiths & Silversmiths. La posateria silver plate, con un argentatura pesante di tipo alberghiero per resistere bene all’usura, era stata prodotta dalle ditte Elkington & Co. e Mappin & Webb e poteva contare su tutti gli utensili utili per una clientela abituata al lusso: dalle posate per il pesce, alle forchette per ostriche, schiaccianoci, forbici per l’uva, coltelli da burro e coltelli da dessert per un totale di 44.000 posate.

I servizi di cristallo erano stati commissionati alla società Stuart Crystal, una delle poche aziende dell’epoca in grado di fornire prestigiosi servizi in cristallo ai propri clienti annoverando tra essi alberghi di lusso, compagnie ferroviarie, ambasciate e compagnie di navigazione. A bordo vi erano bicchieri di ogni tipo e dimensione, caraffe, porta ghiaccio, vasi per fiori; ogni pezzo, se prodotto su commissione o scelto dal catalogo esistente, era decorato con l’inconfondibile logo della bandiera con la stella al centro. I bicchieri avevano un disegno particolare: il piede era progettato più grande e pesante rispetto ad un analogo pezzo per un servizio casalingo per essere più stabile e meno suscettibile a ribaltarsi in caso di navigazione col mare mosso.

I servizi in porcellana avevano decorazioni diverse per le varie classi o servizi a cui erano destinati: la Stonier & Co. gestiva gli appalti di stoviglie dai vari produttori quali Copeland Spode, Bridgwood-Bisto e Royal Crown Derby. Il numero di porcellane varie negli elenchi ufficiali supera i 57.000 pezzi tra cui piattini per il burro, tazze da consommé, vassoi di ogni dimensione, porta sale e pepe, tazze e teiere.

I pasti erano il momento clou della vita a bordo di un transatlantico per tutte le classi di passeggeri ed erano sempre diversi ogni giorno. Come da usanza i passeggeri erano invitati ad accomodarsi per il pasto richiamati dal trombettiere P.W. Fletcher che suonava il brano The Roast Beef of Old England come invito ad accomodarsi a tavola. Nonostante la nave battesse bandiera inglese, i commensali di prima classe potevano scegliere tra una serie di piatti tipici dell’alta cucina francese di fine Ottocento così diffusi tra i ristoranti esclusivi a terra, con l’aggiunta di alcuni piatti tipici della cucina anglosassone, come il roastbeef. La varietà di scelta nei menu di prima classe era notevole e si arrivava fino a oltre 20 piatti per la cena. In seconda classe, invece, il menu era più simile ad un elegante pasto casalingo: i nomi francesi quasi scompaiono in quanto i clienti preferivano optare per piatti tipici inglesi come il pollo speziato, il pesce arrosto e il pudding come dessert e la possibilità di scelta era ridotta. Il menu di terza classe, seppur curato, era solitamente una versione ridotta di quello di seconda classe, togliendo i piatti più costosi quali pesce o arrosti, ma nessuno aveva da lamentarsi, per molti migranti erano pasti migliori di quelli consumati solitamente nelle proprie abitazioni. A differenza delle classi superiori dove era previsto un singolo cartoncino per ogni pasto, in terza classe veniva fornito un unico menu per i tre momenti della giornata.

I cartoncini dei menu, studiati e provati prima della partenza, venivano stampati anch’essi sulla nave durante il viaggio, questo per far sì che fossero sempre aggiornati con eventuali cambiamenti rispetto ai piani programmati in caso di problemi con la disponibilità delle derrate. A bordo era quindi presente una stamperia dotata di macchinari termografici – tecnica con cui venivano stampati i menu – e tipografici. Capo stampatore era Abraham Mansoor Mishellany, assistito da Ernest Theodore Corbin, il cui salario settimanale era, rispettivamente, di 1,5 e di 1 sterlina. Entrambi morirono nel naufragio.

Menu